Note bibliografiche - astrofili Faenza

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G.B.Lacchini

Giovanni Battista Lacchini


Note Bibliografiche
di Anna Gentilini

Nato a Faenza il 20 maggio 1884, Gian Battista Lacchini compì gli studi superiori presso il Liceo Classico faentino; costretto per motivi di famiglia a trovare un'occupazione entrò a far parte, ancor giovanissimo, dell'amministrazione statale.
I suoi spostamenti per motivi di lavoro, che lo trascineranno in svariate città italiane, ebbero inizio nel 1906 quando, in qualità di contabile, prese servizio presso il tribunale misto del Cairo.
È durante questo soggiorno africano che si rafforzò in lui quella passione per l'osservazione del cielo che si era già manifestata ancora ai tempi degli studi liceali.
Rimpatriato nel 1908 fu assunto, in qualità di ufficiale postelegrafonico, presso l'Amministrazione delle Poste e Telegrafi, assegnato in un primo tempo a Pordenone, quindi a Imola (1910).
Nel 1913 a Faenza, nella sua casa di Corso Garibaldi, costruì un primo rudimentale osservatorio in un ballatoio di legno, dal quale comunque non era in grado di eseguire osservazioni soddisfacenti a causa dell'eccessiva illuminazione cittadina; solo nel 1920 riuscì a realizzarne uno adeguato, in muratura, sul tetto della sua abitazione fuori le mura del Borgo Durbecco.
È nel decennio 1910-1920 che compaiono i suoi primi contributi a riviste specializzate, studi e comunicazioni già orientati verso l'osservazione analitica delle stelle variabili.
A quegli stessi anni risale inoltre la sua associazione alla American Association of Variable Stars Observers (AAVSO) in qualità di socio fondatore.  Il periodo di permanenza faentina, fino al 1928, vede l'intensificarsi delle attività di studio e ricerca, grazie anche all'arrivo di una strumentazione tecnica più potente e di maggiore precisione inviata dal prof. Bemporand dell'Osservatorio astronomico di Napoli e dall'AVVSO.
Nel 1927 il nuovo osservatorio venne visitato da W.T. Olcott, segretario dell'AAVSO, e i legami tra Lacchini e la società americana ebbero modo di rafforzarsi ulteriormente.
Nonostante i frequenti spostamenti in tutta la penisola, in cui tutta la famiglia veniva coinvolta, i rapporti con la città di Faenza rimasero sempre vitali.

Legato da stretta e sincera amicizia con i più qualificati rappresentanti del mondo culturale faentino (solo per citarne alcuni: Lamberto Caffarelli che gli suggerì di denominare il suo osservatorio Urania-Lamonia, Gaetano Ballardini, Gioacchino Regoli, Piero Zama, Domenico Benini, suo compagno di passione astronomica), Lacchini può essere considerato a pieno titolo l'iniziatore di una tradizione astronomica locale, grazie al continuo stimolo e incoraggiamento rivolto alle giovani generazioni per accostarle all'osservazione del cielo.
Con consigli e attenzione particolare seguì gli sforzi del prof. Mario Ancarani quando questi impiantò il primo osservatorio, per così dire pubblico, a Faenza, presso l'Istituto Tecnico Statale in via Cavour.
L'osservatorio di via Cavour era modellato sull'osservatorio in muratura che Lacchini aveva eretto in Borgo Durbecco e che aveva suscitato l'interessamento dei professori Abetti, Bemporand, Bianchi e Cerulli.
Questi famosi astronomi si adoperarono per ottenergli un trasferimento dai ruoli statali di impiegato postale a quelli di astronomo "ufficiale", passaggio avvenuto nel 1928 alle dipendenze del Ministero dell'Educazione Nazionale.
Destinato in un primo tempo all'Osservatorio astronomico di Catania, partecipò al grandioso progetto di costituzione di un catalogo astrografico internazionale, cui aderirono 17 paesi, per la formazione di una Carta del cielo.
Trasferitosi a Pino Torinese nel 1930, vi rimase fino al 1933, spostandosi poi all'Osservatorio astronomico di Trieste dove lavorò fino al pensionamento (1952).
Sono quelli di Trieste gli anni più fecondi sul piano della produzione scientifica, si infittiscono le pubblicazioni e i contatti con l'estero; è di questo periodo, e precisamente del 1936, il suo viaggio, unitamente ad una commissione di studiosi, in Grecia per osservare l'eclisse totale di sole a Capo Sunion, non lontano da Atene.
Nel periodo bellico, in particolare negli anni 1943-1947, si trovò praticamente solo a condurre l'Osservatorio astronomico di Trieste, portandone fortunosamente in salvo le preziose attrezzature durante i bombardamenti.
Nel decennio 1950-1960 collaborò con assiduità con l'Osservatorio astronomico di Bologna, in particolare con il prof. Horn d'Arturo, nello studio e nell'applicazione dello specchio a tasselli.
La sua produzione scientifica è costituita, oltre che da circa 60.000 osservazioni di stelle variabili, da numerosissimi articoli comparsi nelle più qualificate riviste astronomiche nazionali ("Memorie della Società astronomica italiana", "Coelum") e in settimanali e quotidiani di ampia diffusione ("Sapere", "Il giornale dell'isola", "Il piccolo di Trieste").
L'opera certamente più nota è l'Atlante celeste, pubblicato in quattro edizioni (1948, 1954, 1960, 1969), di cui sono state vendute circa 6.000 copie e che viene considerato tuttora un validissimo strumento per l'astronomo dilettante.

Per la redazione di queste note ci si è avvalsi di: M. Ancarani, Gian Battista Lacchini (1884-1967), "Torricelliana.  Bollettino della Società Torricelliana di scienze e lettere", n. 19/20 (1968/69), pp. 47-50.   E. Jacchia, Cinquant'anni di attività dell'amico delle stelle, "Il Resto del Carlino", 9 gennaio 1958.  E. Jacchia, G.B. Lacchini, "La Piè", XXX (1961), p. 281.   S. Taffara, Giovanni Battista Lacchini (1884-1967), "Coelum", XXXVII (1967) p. 84.



 
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